In sgrammaticata solitudine

Canzoni solitarie che non seguono regole

In una notte solitaria, da ragazzina, buttai giù una nota che diceva: «Meglio essere sola che sapere d’esserlo». 
Anni dopo, per costruirci una canzone in inglese, trasformai quella frase in: «I’d rather be lonely than know slowly that I am». 
Sì, lo so. Quello ‘slowly’ lì era messo male, ma per fare rime (o, in altri casi, per dare ritmo) si creano talvolta veri e propri mostri grammaticali in musica.

Ad ogni modo, ero conscia del fatto che la solitudine può essere positiva se scelta o inconsapevole e non dettata da traumi o delusioni. In caso contrario, può diventare sofferenza o lotta per la sopravvivenza, dovuta al rendersi conto che è meglio stare da sé perché non si è pronti (o non si è più pronti) al resto.

Un po’ come la solitudine autoimposta di cui narra la voce matura e onesta di Nico in “These Days” (Chelsea Girl, 1967), brano scritto da un sedicenne Jackson Browne.
Anche se nel testo non ci sono vocaboli precisi a tal riguardo, l’ombra della solitudine esce fuori chiara e diretta. 

I had a lover
I don’t think I’ll risk another these days
Ho avuto un amore
Non credo che rischierei di averne un altro

di questi tempi

Esistono però parole specifiche, usate in milioni di canzoni, che rimandano proprio a questa condizione. E così ho selezionato tre brani che, attraverso queste parole e mostri grammaticali in musica, ci fanno capire quanto la solitudine debba talvolta fare il suo corso senza incapsularsi in regole, grammaticali e non…

Cominciamo.


CAPITOLO 1
Ti senti più alone? O più lonely?

In inglese due parole trasudano di solitudine. Anzi, forse persino tre.

ALONE
«separated from others (ISOLATED)»

LONELY
«being without company (LONE)»;
«sad from being alone (LONESOME)»

LONESOME
«sad or dejected as a result of lack of companionship or separation from others»;
«causing a feeling of loneliness»1

‘Alone’ sembra riferirsi a una condizione di isolamento, perlomeno nel suo primo significato. ‘Lonely’ si lega anche al sentimento di tristezza che ne consegue. ‘Lonesome’ pure, ma estremizzato, perché va a toccare concetti come malinconia, desolazione, abbandono.
Generalmente in italiano si traducono tutti con ‘sola/o’.

«Stasera non sarò solo, ma lo sai che non significa che non sono solo»

Ma che traduzione è???
Un po’ troppo letterale per una delle più intense ballate dei Bon Jovi, “Bed of Roses” (Keep the Faith, 1992). La prima volta che la sentii, l’ascoltai ben 7-8 volte di fila nel mio letto non di roses, ma nemmeno di nails. 

Dal videoclip di “Bed of Roses”.

Mentre il biondone destinato a dormire su un letto di chiodi racconta di quanto desideri stendere la sua bella su un letto di rose, si accenna — in un inglese decisamente diverso da quello che ti insegnano a scuola — a una profonda solitudine emotiva.
Jon ci rende così partecipi della sua filosofia: a volte sei in compagnia e, tecnicamente, non sei da solo (alone), ma solo (lonely) ti ci senti comunque. Come se ‘lonely’ fosse una condizione interiore ancora più potente e travolgente.

Tonight I won’t be alone,
But you know that don’t mean
I’m not lonely
Stasera non sarò solo,
Ma lo sai che non significa
che non mi sentirò solo

Talmente travolgente da buttare giù la regola della terza persona singolare in inglese, che, invece di «that doesn’t», diventa «that don’t» (venendo pure evidenziata in rosso dal correttore mentre scrivo!).
Che sia per sottolineare il carattere colloquiale e immediato del “rock” e della sua sensazione, per dialetto o per pura musicalità, poco importa. Sta di fatto che Jon non sarà l’unico a sentirsi solo: anche quel povero ‘doesn’t’ subirà i complessi dell’isolamento…


CAPITOLO 2
Il giorno più solissimo della mia vita

Quando si parla di essere in solitudine come può non venire in mente “Lonely Day” (Hypnotize, 2005) dei System of a Down? Un brano che parla di un giorno così solitario da abbattere le regole grammaticali inglesi.

«The most loneliest day of my life»:
il giorno più solitario della mia vita. 

Dal videoclip di “Lonely Day”.

Peccato che ‘loneliest’ sia già il superlativo di ‘lonely’. Lo usano anche i Måneskin in  “The Loneliest” (Rush!, 2023) in modo grammaticalmente impeccabile: «Tonight is gonna be the loneliest». 
Ma i System no. Loro esagerano, mettendoci anche ‘most’, usato per gli aggettivi più — per così dire — “lunghi”, così da ritrovarsi con due mostruosi superlativi.

«Punto! Due punti! […] Ma sì, fai vedere che abbondiamo… abbondandis in abbondandum!»2, direbbe Totò.

Per ridare quel sentore di trasgressione e prendermi anch’io la mia licenza poetica, a me piace tradurla come: «Il giorno più solissimo della mia vita».
Dopotutto, se è il giorno in cui ci si sente al massimo della solitudine, va detto bene. O meglio, va detto male, per dirlo bene. Vabbè, hai capito. Vero?


EPILOGO
Solo con io

La solitudine, però, non può legarsi unicamente a un concetto negativo, come ci lasciano intendere statistiche, censimenti e dati Istat, che puntualmente rivelano come la nostra società si avvii a diventare una delle più sole di sempre.
Perché farsi sopraffare dall’angoscia quando si può godere anche della propria compagnia?
Ci sono persone che hanno bisogno di maggior tempo da sole per recuperare energie o mettere a posto i pensieri, e persone che ne hanno minore necessità. Ci sono fasi della vita più sociali di altre. Alla fine della giornata, però, spesso è col nostro “io” che facciamo davvero i conti.
Come cantava Rino Gaetano in “Solo con io” (Solo con io, 20143), in un italiano libero:

«Ma solo con io, davanti allo specchio, dico sempre la verità»

Foto di Janbaz Salehi.

Già. Anche «solo con io» suona bizzarro. In italiano, dopo una preposizione come ‘con’ ci vorrebbe il pronome oggetto (me) e non quello soggetto (io). Avrebbe potuto dire: «solo con me» o «solo con me stesso», ma Rino non è come tutti. Forse qui voleva sottolineare l’esclusività di questa solitudine e rendere il suo io un interlocutore a tutti gli effetti. Come dare un nome alla propria compagnia e, per giunta, apprezzarla!

Dunque, per me “solitudine” non può essere il contrario di “compagnia”, perché quando sei solo sei pur sempre in tua compagnia (sta a te apprezzarla o meno).
Ma, soprattutto, puoi amare la tua solitudine senza sdegnare per questo quella d’altri.

Vi saluto con una mia interpretazione di qualche tempo fa di un altro brano solitario, “Are You Lonesome Tonight”4 nella versione di Elvis Presley, in cui ho tradotto e adattato la parte finale in italiano. 

Buona solitudine.

  1. Definizioni dal dizionario online Merriam-Webster. ↩︎
  2. Da una famosa scena di Totò, Peppino e la… malafemmina (1956). ↩︎
  3. Album postumo. ↩︎
  4. Scritta da Lou Handman e Roy Turk a fine anni ’20 e registrata da Elvis nel 1960. ↩︎